Le promesse di Bush

Avevamo già parlato della fretta degli Stati Uniti di concludere, con il governo iracheno, un accordo che permettesse loro di mantenere le truppe d’occupazione anche dopo la scadenza ( il 31 dicembre prossimo) del mandato ONU e delle proteste che la relativa bozza aveva suscitato in quasi tutte le forze politiche e nel Paese.

Il presidente Bush ha graziosamente promesso, bontà sua, che le modifiche richieste dal governo iracheno saranno prese in considerazione, mettendo però in guardia da quei cambiamenti che rischiano di compromettere l’accordo. Certo che ha una bella coda di paglia, dato che mette in guardia prima ancora di conoscere il contenuto degli emendamenti! Infatti un portavoce del Pentagono, Geoff Morrell, ha detto che le proposte irachene saranno tradotte e poi valutate da un apposito team e che tutto questo richiederà diversi giorni.
Sul versante iracheno il consigliere per la sicurezza nazionale Mowaffak al Rubaie sottolinea, guarda caso subito dopo l’attacco terroristico statunitense in Siria, che l’accordo impedirebbe alle forze americane di lanciare attacchi contro i Paesi confinanti, mentre Massud Barzani, presidente del governo curdo nell’Iraq settentrionale, si affanna a sottolineare che l’accordo è nell’interesse del Paese e non del governo, che sa non essere un’autentica espressione della sovranità popolare.
La maggior parte delle forze politiche sia di governo che di opposizione  ha sollevato critiche per ragioni che investono la questione della sovranità del Paese, che sarà un tema cruciale per le prossime elezioni amministrative programmate il 31 gennaio.
L’alto esponente del clero sciita Ayatollah Alì Sistani ha affermato che qualsiasi accordo finale non dovrà pregiudicare la sovranità dell’Iraq, mentre il leader della Resistenza sciita Muktada al Sadr ha già dichiarato che si opporrà all’accordo quale che sia, consapevole del fatto che, come già il mandato ONU, si tratta pur sempre di una foglia di fico per coprire l’occupazione.
La Redazione

 

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