Il 27 dicembre 2008 sarà ricordato come il giorno in cui Israele ha compiuto uno dei suoi più feroci atti di terrorismo.
Scrivevamo qualche giorno fa che nella Striscia di Gaza il governo a guida Hamas aveva, giustamente, rifiutato di rinnovare un cessate il fuoco sostanzialmente fittizio. La risposta della potenza che occupa la Palestina, già responsabile delle ripetute violazioni del suddetto cessate il fuoco, non si è fatta attendere: da questa mattina sono in corso incessanti e devastanti raid aerei che hanno già provocato ormai almeno 200 morti, più di 300 feriti nonché la distruzione delle già precarie strutture ed infrastrutture della Striscia.

L’attacco israeliano mira a colpire le forze della Resistenza, in particolare Hamas. L’obiettivo politico è quello di ferire mortalmente la Resistenza per far passare il disegno razzista e colonialista del sionismo, chiamandolo “pace”.
Ecco perché da tempo sosteniamo che Gaza è centrale. In primo luogo perché quello che a Gaza si sta consumando è il crimine più evidente e mostruoso compiuto dallo stato israeliano. In secondo luogo perché il popolo della Striscia indica la strada della resistenza al colonialismo ed all’imperialismo.

E qui veniamo al nodo politico: il giudizio sulle vicende palestinesi dalle elezioni del gennaio 2006 ad oggi, passando per il golpismo di Abu Mazen e l’imbroglio di Annapolis.
La vittoria elettorale di Hamas (vittoria che avvenne anche in Cisgiordania, non solo a Gaza) fu il modo di dire un no chiaro e forte ad una resa chiamata “pace” che i vertici dell’ANP stavano preparando.
In risposta a quel no Israele e Stati Uniti (con l’Europa a rimorchio) tentarono di rovesciare l’esito di elezioni riconosciute come democratiche da tutti gli osservatori internazionali.
A Gaza questo golpe fallì: da qui l’inasprimento dell’embargo e dell’assedio. Ora che anche l’embargo non è riuscito a piegare la Resistenza del popolo palestinese, ecco le bombe ed i missili di oggi.

La c.d. comunità internazionale si costerna, si indigna, si strappa i capelli e alza la voce; raccomanda all’aggressore sionista di evitare, se possibile, vittime civili e, come al solito senza distinguere fra oppressore ed oppresso, intima ad entrambe le parti di fermarsi. Nella drammaticità della situazione in cui versano gli abitanti della Striscia, già stremati da un prolungatissimo assedio, tutto questo agitarsi ha un che di comico. Infatti tutta la c.d. comunità internazionale, compresi i paesi arabi e l’Autorità Nazionale Palestinese di Abu Mazen, era perfettamente al corrente del massacro che Israele stava preparando dato che Israele stesso si era premurato di avvisarla, e aveva tutti gli strumenti per prevenirlo, ma come di consueto ha scelto di gettare la spugna prima ancora di impugnarla. Figuriamoci se proverà ad interromperlo!

La Resistenza palestinese, già mobilitata dal legittimo governo, a livello istituzionale non godrà quindi di quasi alcun sostegno, nonostante i proclami di numerosi leader arabi e musulmani. Dovrà accontentarsi degli aiuti promessi dall’Iran, che intende inviare una nave nonostante il blocco navale imposto da Israele (ci auguriamo, nell’interesse della popolazione di Gaza, che riesca a romperlo) e della solidarietà internazionale delle organizzazioni antimperialiste che già si stanno muovendo in tutto il mondo.

Limitandoci all’Italia, invitiamo caldamente alla più ampia partecipazione a tutte le iniziative che si svolgeranno a partire da domani.
Intanto segnaliamo quelle già programmate:

Torino – Domenica 28 dicembre presidio in piazza San Carlo a partire dalle ore 12

Milano – Domenica 28 dicembre presidio in piazza San Babila dalle ore 15

Roma – Domenica 28 dicembre manifestazione in piazza Navona a partire dalle ore 16; Lunedì 29 dicembre presidio davanti all’ambasciata israeliana (ora da stabilirsi)

 

La Redazione